martedì 14 maggio 2013

IL "FAGOTTO" BIANCO




Il telefono trilla. Mi scuso con i commensali di questa cena bizzarra. C'e' una miliardaria giapponese, vedova, veste di rosa, sempre. 

È Pierandrea, il capo. "Dove sei?" chiede ansimando. 
Guardo l'orologio. "Mi avete mandato a fare quest'intervista al Forte. Perche'?". 
"Ah... Rientra subito". 
"Ma che e' successo?". 
"Hanno messo una bomba. È esplosa". La linea è disturbata. Riesco solo a sentire "... Ponte Vecchio".
Le arterie pompano gelo. Saluto da maleducato. Balzo in auto, i pistoni suonano l'Aida in questa strana notte di fine maggio.
Il viaggio dura poco. Interrotto solo da due telefonate. 
La prima mi intima di rientrare in redazione, alla Nazione. La seconda mi dice che c'è stato un botto, dietro gli Uffizi. Ci sono danni. E feriti. Non si capisce cos'è successo. " È un caos. Via dei Georgofili. La torre. Vai li'. Punto".
Quando arrivo Firenze è ferita. 
Sono saltate le vetrate fino a Palazzo Vecchio. Non ci si può avvicinare. Non oltre l'arco che porta all'inferno, sotto il loggiato vasariano. Sono qui, nel cortile degli Uffizi, accanto ai colleghi. Cerco di capire. Vedo solo vigili del fuoco. I nostri eroi. Sono nuvole di polvere. Impazzano lampeggianti e torce elettriche. Annoto, scrivo tutto, anche il niente. Perché in questi momenti vai in automatico. Arriva Morales, il sindaco. Iniziano a circolare le notizie. Le prime. Frammentarie. Un morto. No, due. L'Antico Fattore, il ristorante, è saltato in aria. È crollata una palazzina. Ci sono danni agli Uffizi.
Che diavolo è successo?
Esce un vigile. L'atmosfera, surreale, va al ralenty. Porta con sé, stretto al cuore, un fagotto bianco. L'immagine schizza via in un amen. C'è un'ambulanza col muso verso l'Arno. Attacca la sirena. Fa inversione a U. Parte verso via della Ninna. La sirena è un urlo disperato, un lamento che si spegne davanti a San Pier Scheraggio. Spenta la sirena. Spento il lampeggiante. Spenta una piccola vita. Passo dal giornale. E' tutto acceso. "Adesso andate a dormire, ci sentiamo domattina. Dicono che è stata una fuga di gas".
C'e' sempre una fuga di gas...
Penso a Palermo. Alla temperatura incandescente. A Falcone. A Borsellino. Perché le bombe sono state quelle. Le più recenti. Ma Firenze che c'entra?
Fatico a prender sonno. Chiudo gli occhi. Mi sveglia il trillo del telefono. "Sono Umberto. Corri. Facciamo la straordinaria".
Venti anni dopo, il volto segnato dal tempo, la stessa fame di sapere. Ho letto tutto ciò che è umanamente possibile su mafia, inchieste, depistaggi. 
Trattativa Stato-mafia? Più che altro, forse, un rinnovo. Con termini differenti. Passeggio per via Georgofili. Guardo il falso palazzo. L'ulivo. Le lapidi. Penso alle vittime. Ai loro familiari. Agli amici. E a quella ferita della mia Firenze. Ne ho parlato tante volte con Piero. Lo chiamavano Pierluigi, ma lui era Piero. "Quello era un segnale. Ma non ho trovato il terzo livello".
Dan Brown ha scritto l'Inferno. Io l'ho visto.

Gianluca Tenti
Giornalista, scrittore
Fiorentino






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